SAN SPERATE Paese Museo

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RIFLESSIONI SULLA SAGRA DELLE PESCHE 2008
view post Posted on 11/10/2008, 22:43P_QUOTE
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San Sperate, circa 7400 anime, piccolo paese del basso campidano in lenta ma costante crescita. Paese ancora disseminato di case in “ladiri”, bruciate dal sole.
Queste case racchiudono un desiderio irrinunciabile. Non perdere la propria identità.
Conservare le tradizioni, le tipicità anche architettoniche della propria cultura contadina è fondamentale per i suoi abitanti.
Anche in campagna spesso si trovano i resti di vecchi muri, realizzati con lo stesso materiale, custodi silenziosi da tanti anni di un frutto che ha fatto di San Sperate un paese famoso in tutta la Sardegna e non solo, forse anche più di quanto stia facendo oggi Pinuccio Sciola.
Personalmente mi è capitato più volte che alla domanda “di dove sei?” sentendo la risposta molti si ricordavano di aver assaggiato il nostro gustoso frutto. La Pesca di San Sperate.
Non a caso la sagra nasce quarantasette anni fa. Probabilmente, a differenza di altre, non è nata per promuovere commercialmente il frutto e propagandarne la vendita, ma, come espressione della cultura contadina più genuina.
Quarantasette anni, non sono pochi. Non è cosa da poco neanche il fatto che la Regione abbia riconosciuto questa sagra tra le più importanti a livello Regionale.
Nel frattempo San Sperate è cresciuta. Per fortuna, a differenza di alcuni paesi vicini, la crescita non è stata caotica, anzi.
A volte immagino lo sviluppo, il progresso, con tutti i demoni che si portano appresso, speculazione, globalizzazione, perdita dell’identità, sfiorare il nostro paese e scorrere veloci lungo le due arterie stradali (SS 130, SS 131) e la ferrovia, quasi fossero dei percorsi obbligati. Ci circondano, ci sfiorano ma non ci toccano.
Il tempo così scorreva a due velocità, veloce intorno a noi, lento nella nostra comunità.
In questo modo San Sperate ha conservato tanto dei vecchi muri e delle vecchie case costruite con i mattoni di fango, arse dal sole.
I segni della sua strana e lenta evoluzione si possono osservare in un'altra importante ricorrenza. Il quarantennale del muralismo.
Quei muri di fango, intonacati con la calce mista a terra diventarono improvvisamente candidi.
Tanto bastò per avviare un piccola rivoluzione culturale. Non c’era più solo l’anima contadina, che rimane sempre quella prevalente, ma anche la disponibilità ad accogliere sopra quei muri bianchi il mondo intero, senza dimenticare se stessi.
Oggi quel movimento è sempre vivo. Oggi la sagra ha raggiunto un’importanza mai avuta. Oggi stiamo correndo un grande rischio.
Le ultime sagre, l’ultima in modo particolare, hanno evidenziato lo spostamento dell’interesse dalle nostre tradizioni verso una fisionomia puramente commerciale, fine a se stessa.
Si sono moltiplicate le “baracche” dove si può mangiare pesce, carne e altri piatti prelibati ma non si trova il nostro frutto principe, la pesca.
Si promuovono sempre più manifestazioni che nulla hanno a che vedere con la nostra agricoltura tipica. Quest'anno persino la mostra pomologica ha trattato marginalmente del nostro prodotto storico.
Anche l’arte un tempo foriera delle nostre tradizioni e della nostra cultura contadina, rischia di sovrastare la nostra identità e di monopolizzare una sagra che non è sua.

Edited by Enrico Collu - 30/6/2009, 18:33

Filastrocca impertinente, chi sta zitto non dice niente; chi sta fermo non cammina; chi va lontano non s'avvicina; chi si siede non sta ritto; chi va storto non va dritto; e chi non parte, in verità, in nessun posto arriverà
 
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view post Posted on 30/10/2008, 10:04P_QUOTE

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Status: Offline: ultima azione eseguita il 2/11/2009, 13:08


La sagra è diventata veramente grande. E vero che ha preso una connotazione commerciale ormai evidente e penso che non ci sia niente da fare. Almeno penso non vedo come si possa fare per impedirlo. Peccato
 
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view post Posted on 18/12/2008, 23:34P_QUOTE
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2 replies since 11/10/2008, 22:43
 
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