
La 48° Sagra delle Pesche è ormai alle spalle, un’altra pagina della nostra vita archiviata nella cartella dei ricordi.
Anche quest’anno la Sagra e la festa patronale sono andate di pari passo mischiandosi, come sempre negli ultimi 48 anni, rendendo difficile individuare cosa appartenga all’una e cosa all’altra.
Forse non è giusto neanche volerle separare in maniera netta.
Una è la festa religiosa, organizzata e seguita da un apposito comitato spontaneo che si rinnova in anno in anno. Tutto si organizza in onore del Santo Patrono, il martire Scillitano.
La Sagra invece è organizzata dall’amministrazione Comunale, le motivazioni che la fanno vivere sono comunque molto attinenti all’aspetto religioso e anche le origini del nome “Sagra” lo ricorda.
Entrambe affondano le loro radici in un contesto di forte identità culturale, dell’appartenenza religiosa fin dalle origini contadine della nostra piccola comunità da sempre legata a doppio filo da valori forti come la famiglia e il duro lavoro.
Questo si manifesta in maniera evidente soprattutto nella processione religiosa dove a fare compagnia e onore al Santo Patrono, ogni anno, sono immancabili i segni e i simboli della nostra identità contadina. Sia con le traccas, preparate con cura e devozione, che riproducono quella che era la nostra vita e il nostro quotidiano vari anni fa, sia con i vari gruppi con usanze, abiti e ornamenti dei nostri avi.
Oggi si può anche non essere “credenti” e non partecipare alle pratiche religiose ma che la religione, la vicinanza a Dio è stata (per molti lo è ancora) ciò che ha aiutato i nostri avi a superare immani difficoltà, quella che ha dato una speranza anche nei momenti più bui, ciò che ha tenuto unite le nostre famiglie tra mille problemi e aiutato i nostri nonni e nonne a superare il duro lavoro con fiducia, tutto questo non lo possiamo dimenticare se vogliamo tenere la nostra identità.
Fossimo, al giorno d’oggi, lontani dalla religione questa fa’ e farà comunque parte delle nostre origini, della nostra identità.
Il discorso si fa più semplice, almeno per me, dovendo individuare le competenze del comitato e dell’amministrazione Comunale e chi ha lavorato adeguatamente nel suo ambito.

IL COMITATO
Non solo quello per San Sperate.
Sono parecchi i comitati che, da sempre, si impegnano per organizzare le feste religiose e i festeggiamenti in onore dei Santi cari al nostro paese.
Il tempo dedicato ad organizzare questi eventi locali non è poco, l’impegno e le energie profuse anche.
Di solito tutto inizia con “sa scicra” o “sa questua”, se qualcuno sa come si scrivono esattamente lo ringrazierò, porta a porta per le case del paese e degli esercizi economici.
Questa operazione è fondamentale per finanziare le varie iniziative dei festeggiamenti. Già questa prima fase richiede una buona dose di pazienza, lavoro e umiltà ed è fondamentale per la riuscita della festa.
Quante porte chiuse in faccia, indifferenza e facili ironie, queste ultimamente sono le cose che si raccolgono molto più che i soldi.
C’è chi in particolare non partecipa, se non addirittura mostra fastidio, a questa nostra consuetudine, sono soprattutto i nuovi residenti.
Questo perché, probabilmente, nei luoghi dai quali provengono non esistono queste iniziative e forse perché non conoscono le nostre feste, i nostri patroni e i nostri protettori religiosi.
Bene visto che si parla tanto di “integrazione” dei nuovi residenti, questo forse non significa anche renderli partecipi delle nostre tradizioni, dei nostri usi e costumi?
Con la consapevolezza di cosa significa qui da noi questa usanza, forse il loro l’atteggiamento cambierà o forse no ma….. almeno noi avremo fatto la nostra parte.
Quel che mi preoccupa, al contrario, è che questo atteggiamento di indifferenza e quasi di fastidio nei confronti degli esponenti dei comitati, unito anche dalle difficoltà economiche del momento, sta’ piano, piano portando allo scoraggiamento delle persone che si impegnano in questo.
Vedersi le porte sbattute in faccia e essere accolti con fastidio quando si rinuncia al proprio tempo alla lunga stanca.
Non basta. Più di una volta mi è capitato di sentire le solite voci “da bar” su comitati che raccolgono soldi per farsi una cena o amenità del genere e anche questo alla lunga contribuisce stancare le persone che si impegnano.
Quest’anno tutti i comitati hanno svolto un lavoro egregio. Io sono convinto che nessuno ci abbia guadagnato un euro e anzi, sicuramente qualcuno ci ha rimesso anche soldi di tasca.
Poche eccezioni potranno esserci, qualcuno che gestisce soldi senza dare giustificazioni adeguate forse esisterà, ma è (se esiste) un eccezione e non certo la regola.
Vorrei fare i nomi per ringraziare tutti pubblicamente, ma sono talmente tanti che rischierei di dimenticarne qualcuno.
Signori complimenti sinceri, avete forse fatto anche troppo.


L’AMMINISTRAZIONE COMUNALE
E qui vengono le note negative. Mi dispiace veramente perché non amo fare polemiche o essere, soprattutto da questo sito, distruttivo ma mi pare che ormai la nostra amministrazione stia andando verso lo sbando più totale.
Per essere sinceri qualche timido tentativo di migliorarsi rispetto agli errori dell’anno scorso l’ho percepito ma a livello individuale e non di "squadra".
Sbando sia a livello organizzativo dove il consueto contributo degli operai è stato quasi assente e non certo per colpa loro. Una mostra pomologica sempre più triste con la maggior parte delle pesche provenienti da un’azienda di Uta. Forse avrà pure un senso e una logica questo fatto, magari le pesche sono di San Sperate ma la ditta ha sede legale a Uta che ne sò.... spiegarlo no? Certo così non e che ci facciamo una bella figura davanti ai visitatori.
Sagra di San Sperate con pesche di Uta.....ma per favore!

Per quanto riguarda il discorso che accennavo prima sulla divulgazione delle nostre usanze ai nuovi arrivati, i nuovi residenti, credo che sia l’assessorato alla cultura o se vogliamo all’agricoltura, insomma qualcuno dell’amministrazione comunale, che se ne debba occupare. Se no a che servono tutti i discorsi elettorali sull’integrazione?
Continuo:
Baracche senza criterio anche quest’anno. Non me ne voglia chi ha organizzato le baracche, non è colpa vostra, ma farle davanti a dei Murales importanti e significativi della nostra festa no, non si può, è stata una vera indecenza e un vero affronto per non dire uno scandalo.
Se poi vogliamo parlare della pubblicità del programma della festa debbo stendere un velo pietoso. I primi cartelloni in strada si sono visti dopo una nostra protesta in consiglio comunale e il programma della festa è stato distribuito solo pochi giorni prima dell’inizio.
A testimonianza di questo la “gaffe” fatta con la “baracca” dell’oratorio che ha chiuso i battenti un giorno prima perché non erano stati informati, o semplicemente nel caos non avevano capito, che la festa finiva lunedì. Oppure bastava guardare i vari siti su internet dove in tanti hanno con buona volontà cercato di contribuire a pubblicizzare la festa da Facebook al mio sito ma….ahimè non erano in grado di esporre il programma perché non lo conosceva nessuno.
Certo poi nei programmi in TV sulla buona riuscita, anche quest’anno, della festa (grazie al comitato), sindaco e assessori non sono mancati.
Il segnale più grave, comunque, è stata la quasi totale assenza di espositori “privati” nelle case, soprattutto centro storico e rione San Giovanni. La partecipazione è scemata perché non c’è stato coinvolgimento da parte dell’amministrazione.
E per fortuna quest’anno la famiglia Casti ha esposto le opere del compianto capofamiglia, Ignazio Casti, e l’ingegner Serra ha aperto al pubblico il Frantoio Tola.
Oltre la questione Sagra, l’amministrazione comunale di maggioranza non può continuare così, con questa apatia. Non voglio avventurarmi all’interno del loro gruppo e affibbiare responsabilità che secondo me, se non lo chiariscono loro, vanno condivise tra tutti. Troppe cose sono ferme al palo da più di due anni ma questo è un altro tema che non mi tratterrò dall’affrontare a breve.

Gli AGRICOLTORI
Bisogna fare un plauso ai nosti agricoltori o almeno a quelli che ci hanno provato. Provato a fare cosa?
Provato a vendere il prodotto durante la sagra, credendo nonostante tutte le difficoltà e la poca attenzione in generale rivolta verso la loro categoria, che si può fare, si può valorizzare i nostri prodotti fino ad arrivare, un giorno, ad avere anche un ritorno economico.
Per ora registriamo solo il coraggio di questi intrepidi che con vero spirito di sacrificio hanno dedicato tempo e lavoro ad esporre i loro prodotti durante la sagra che è poi quello che dovrebbero fare tutti.
Qualcuno obietterà: " ma non lo hanno fatto per guadagnare?".....
Guardate io penso, smentitemi se dico una sciocchezza, che se dedicavano quel tempo alle loro abituali attività avrebbero guadagnato forse di più e sicuramente lavorato e sacrificato molto meno.
Tuttavia è importante quello che hanno fatto, speriamo che sia un inizio e non solo un tentativo, sappiamo che non è facile.

Il tutto naturalmente secondo la mia modesta opinione.
Filastrocca impertinente, chi sta zitto non dice niente; chi sta fermo non cammina; chi va lontano non s'avvicina; chi si siede non sta ritto; chi va storto non va dritto; e chi non parte, in verità, in nessun posto arriverà